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Giancarlo Perini

La vita ė bella

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Sogno di una notte di prima estate.

Trattandosi di un sogno fantastico, ogni riferimento a persone e fatti è puramente casuale.

La storia comincia in un mare di lussuria sfrenata e confusa, multi-gender si direbbe negli ambienti di moda, affollati di VIP. Sembra un sogno erotico che io vedo da dietro la telecamera, perché – vivaddio - non faccio parte del mucchio ma lo sto soltanto registrando.

corruzione b

In effetti era solo l’inizio di un sogno, di cui tuttavia tralascio il preambolo.

Quando, nel sogno, la scena finisce, mi ritrovo in un luogo diverso, lussuoso e distinto ma molto privato. Ovattato, si dice di solito.

E' qui che il sogno diventa davvero bello.

Infatti, nel salotto romano, mi ritrovo faccia a faccia con uno di quei superVip che avevo intravisto (almeno così mi sembrava di ricordare) nelle scene precedenti. E' un uomo noto, di prestigio, potente. Molto potente.

Mi ha invitato a bere "una tazza di tè" con lui e ora con parole cortesi e complici finisce per propormi di fare il presidente del consorzio. La cosa mi onora e inorgoglisce. Era proprio quello che speravo.

Ma perché ha scelto proprio me? Mi chiedo.

Sarà per via di quello che ho visto e di tutto quello che so? Non sarebbe bello, non sarebbe degno della mia persona.

Il dubbio mi attanaglia e allora, con un pizzico di coraggio giro a lui la domanda. "Ma onorevolissimo e riverito signore, perché ha pensato proprio a me per questo prestigioso incarico?"

Lui mi risponde con lo stile di un vero signore, di uno che di questi discorsi ne ha fatti tanti, per molti anni: "Ma cosa pensa mai, amico mio? Ho pensato a lei perché lei è un uomo di mondo, sa muoversi bene in questi nostri ambienti, ha le conoscenze giuste e, se non sbaglio, lei ha già l'esperienza e la pratica per svolgere questo prestigioso ruolo".

Parole di miele.

Rassicurato sui motivi della scelta, attribuibili solo alle mie qualità umane e professionali, mi sento in dovere di accettare.

Certo la carica è onorifica e non è previsto alcun "gettone" ma "una volta sul treno si troverà il modo di fare tappa presso qualche fonte ricca di risorse".

CHE BELLO FARE IL PRESIDENTE.

Bastano pochi giorni, il tempo di essere designato ed eletto, di vedere la notizia sui giornali ed essere entrato nel ruolo, per capire che la fortuna (che, si sa, è una dea bendata) mi ha baciato. Che bello fare il presidente in questo consorzio dove le proprietà si comprano e vendono nei salotti tra belle donne, con (veri o pseudo) grandi signori, ministri e dignitari.

Chi meglio di me può stimolare interesse, tessere relazioni, combinare affari, fare incontrare domanda e offerta. Chi meglio di me può conoscere lo stato dell'arte e dei progetti del futuro? Presto divento l'amico di tutti. Sono cordiale, amichevole, suadente.

Sono l’amico cui chiedere consigli e notizie utili. La posizione non solo mi da un prestigio che era di personaggi di ben altra, principesca, statura. Ma mi regala molto di più.

Poi, si sa come gira il mondo, le belle signore e i grandi signori sono spesso generosi con i loro amici, confidenti, e mediatori. Qualcuno, si sa direbbe ruffiano, ma spesso la verità è di cattivo gusto e questo non fa per me.

Ben presto capisco che essere presidente del consorzio può impreziosire la mia vita, soprattutto faccio passeggiate del porto o organizzo affari per l'amica del giaguaro.

Faccio il presidente, vado di qua e là, esibisco il mio biglietto da visita, ogni tanto faccio un salto nei paesi bassi, assumo cariche in altre società che il caso vuole siano tra i consorziati che presiedo, malgrado io non abbia neppure una caratura del consorzio. Insomma faccio la bella vita e riesco persino a ricavarne tanti bei soldini.

Mi servono tutti per le mie necessità di uomo di mondo e per la mia villa con parco, anch'essa figlia di un fortunato incontro con la dea bendata.

Quando tutti quei bei soldini non bastano poi, tra i molti amici di un presidente, c'è sempre qualcuno pronto a darti una mano, magari in cambio di qualche incarico, di qualche commessa, qualche favore, di qualche lavoro, di una tempestiva chiusura di occhi e orecchi. Oggi una scorta "fuori giurisdizione" a chi deve trasferire valori; domani la riasfaltatura di un tratto di strada (e poco importa se sia necessaria o soltanto di facciata), tinteggiature non necessarie ma costose nel centro del villaggio.

Basta che io firmi e me ne assuma la responsabilità.

Voglio proprio vedere chi avrà la sfacciataggine di farmi notare che interpreto il mio ruolo in modo troppo creativo con una curiosità irritante.

Che bello fare il presidente e organizzare grandi feste nella mia villa. A volte sono costose, ma in realtà si tratta di investimenti non di spese. Le relazioni vanno coltivate, l’immagine esaltata, il venticello alimentato, le protezioni rafforzate.

E i conti da pagare ai fornitori non sono certo una mia preoccupazione. Le preoccupazioni sono loro. Qualcuno provvederà.

Certo: a volte ci sono momenti e situazioni fastidiose, con personaggi che si presentano con pretese poco rispettose nei confronti di un presidente, ma per difendersi da questi disturbatori basta disporre da una bella squadra di avvocati bravissimi nel prevedere i fastidi e dissuadere tutti quei lunatici con idee superate come "far valere i propri diritti, verificare il mio operato, esaminare scelte, operato e bilanci, pagare fatture da tempo scadute".

Fino a quando riesco a farmi riconoscere un bel gettone di qualche centinaia di migliaia di euro l’anno, un’auto di prestigio e tutti i costi correlati, carburante, cappuccino e brioche compresi, posso ben passare oltre certe fastidiose pretese etiche di qualche fanatico che andrebbe messo a tacere.

Ecco perché mi piace fare il presidente. Spero proprio che me lo lasceranno fare ancora per qualche anno. Molti anni, mi auguro, visto che non penso proprio di andare in pensione.

Alla vigilia dell’assemblea annunale 2016. Egregi Signori, avendo io comunicato nelle forme di legge il mio recesso dal Consorzio Costa Smeralda, pur in assenza di un vostro doveroso riscontro, non parteciperò all’assemblea annuale e sono certo che la notizia allevierà il vostro (e il mio) spirito.

Anticipo le calunnie dei malpensanti (molto interessati) che non è perché non avrei pagato le quote, cosa che potrei fare al momento di accedere alla riunione, ma per semplice necessità giuridica e riaffermazione del mio recesso.

Tuttavia so fin troppo bene che le mie frustranti vicissitudini nell’interagire con voi non sono finite, essendo stato tirato per i capelli (assieme a tutti i consorziati) nell’infinita causa che ha portato alla sentenza 608/2015 del Tribunale di Tempio attraverso una citazione per pubblici proclami che per molti anni avete nascosto ai consorziati.

Sentenza che impone a me ed a molti altri di ricorrere in appello per sottrarmi alla schiavitù (mia e dei miei eredi) di un Padrone che non ho scelto e con il quale non ho mai contratto alcuna obbligazione.


Ora mi chiedo e vi chiedo se, per dignità o per semplice cortesia, vorrete fornire, in occasione dell’imminente assemblea "chiarimenti circa la mancanza di alcun avviso ai Consorziati a proposito della prima citazione per pubblici proclami (del 10/3/2009) che ha portato alla dichiarazione di contumacia di tutti loro (con un’unica eccezione), tenendoli all’oscuro di un’importante iniziativa legale che mette in discussione la validità di un’assemblea straordinaria e la durata del Consorzio.

E se adotterete una radicale inversione di lotta informando costantemente i consorziati sull'andamento di questa e ogni altra vicenda, anche attraverso il sito del Consorzio come chiesto e a più riprese negli ultimi anni. Spero che, almeno i nuovi membri del Consiglio di Amministrazione, non vorranno sottrarsi, continuando a mancare di rispetto ai loro amministrati. Con i miei più distinti saluti. Giancarlo Perini. ex-consorziato 2043.

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