Questo sito raccoglie dati statistici anonimi sulla navigazione, mediante cookie installati da terze parti autorizzate, rispettando la privacy dei tuoi dati personali e secondo le norme previste dalla legge.
Per continuare a navigare su questo sito clicca sul link accetto.

Giancarlo Perini

La vita ė bella

Il sogno di Iago * 

Fare del sindaco il nuovo direttore del consorzio.

Trattandosi di un sogno fantastico, ogni riferimento a persone e fatti è puramente casuale

Non saprei dire se si tratta di un sogno o piuttosto di un incubo premonitore, ma so che a qualcuno devo raccontarlo perché si sappia; e perché qualche volta i sogni (e gli incubi) diventano realtà. Perché certi conflitti d’interesse non nascono per caso, e perché dietro ogni grande inspiegabile fortuna c’è sempre un delitto.

Delitto? Quale delitto? Chiederà con ansia qualcuno.

Non chiedetelo a me. Io sto semplicemente citando Honoré de Balzac (che per la precisione non parlava di delitto ma di crimine). Scrisse: «Le secret des grandes fortunes sans cause apparente est un crime oublié, parce qu’il a été proprement fait »).

Ricordate il mio sogno circa il “Nuovo Presidente del Consorzio”?

Ricordate che il presidente concludeva dicendo: “mi piace fare il presidente. Spero proprio che me lo lasceranno fare ancora per qualche anno”?

La sua poltrona (a lui finora assicurata da uno che nella vita ha fatto soltanto il presidente e una sfortunata volta il sindaco) sembra destinata a svanire, ora che al tempio il cerchio si stringe.

Ebbene, la notta scorsa, ho sognato che quel signore (genio delle triangolazioni e dei triangoli con scambi incrociati di favori e benefici) ne aveva escogitata una davvero fantastica al fine di restare in sella malgrado il vento del cambiamento prenda sempre più velocità.

Fantastica sia per la sua tempestività, sia per i molti benefici che potrebbe assicurare a lui, e forse ai suoi amici pro-tempore. Il tutto all’ombra (e in barba) alla notizia dei 33 del Tempio di Pausania e della P3 da Roma (che non vuol dire in barba a quei 33, o alla P3; ma soltanto in barba alle notizie giudiziarie diffuse da TV, quotidiani e siti internet). Notizie di cui dopo qualche giorno i soliti chiacchieroni si saranno scordati.

Per facilitare il racconto permettetemi a questo punto di narrare il sogno in prima persona (come se fossi io, quel presidente, a parlare e ragionare in prima persona).

Allora: non siamo più nei sontuosi salotti romani ma in quelli molto più caratteristici e meno mondani di Piazza Risorgimento. Qui si rinuncia un poco alla Grande Bellezza romana in cambio dell’oscurità e del silenzio. Non ci sono carboni a riscaldare gli animi ma il clima richiama alla mente le riunioni dei carbonari. Il disegno che i convenuti (basta una mano per contarli) devono condividere e approvare è geniale ma per avere successo deve restare segreto. Cosa affatto facile in un piccolo borgo che deve far passare “a nuttata”, ovvero la stagione del non-c’è-niente-da-fare-non c’è-nessuno-in-giro-e-non-ci-resta-che–sognare-di-una bella-primavera-elettorale, senza troppo annoiarsi.

E’ così da anni; anche se tutti continuano a dire che «si deve allungare la stagione» ma nessuno dice come, chi può farlo, quando si deve mettere in azione la macchina.

Una volta esauriti i soliti discorsi di riscaldamento e scambiata per l’ennesima volta l’ultima battuta sulla dipartita ed epurazione-con-emolumento del figlio di Maria, deputato dal senatore al comando della marina, non resta che parlare di elezioni prossime venture in vista di quello che verrà dopo.

Non siamo certo qui per definire la lista delle cose più urgenti da fare, delle priorità da mettere in un ordine sensato. Nemmeno della necessità di riportare legalità, etica e morale, nelle diverse amministrazioni pubbliche e private a vantaggio dei cittadini.

Nemmeno vogliamo parlare di come alleviare – se non risolvere – il problema dell’acqua, delle strade e dei parcheggi, degli esercizi pubblici che chiudono troppo presto e aprono troppo tardi, delle tariffe praticate da aerei e traghetti ai turisti che vogliono venire anche prima e dopo l’alta stagione, dei disservizi postali, delle spiagge, dei rifiuti, di IMU e di TARI di sicurezza stradale piuttosto che di multe a raffica.

In breve non vogliamo parlare del governo della città secondo il buon senso di un onesto padre di famiglia, che non fa differenza fra figli e figliastri, nonni e nipoti.

Non è necessario parlare di cose che sono ovvie e importanti ma di ciò che conta: IL POTERE e così, appena la riunione entra nel vivo, si va subito al sodo.

Il poco discreto sondaggio telefonico sul gradimento dei candidati più probabili delle scorse settimane induce a prevedere che il prossimo sindaco potrebbe avere nome e cognome diverso da quello attuale (grazie anche a qualche cattivo consiglio e a molte debolezze durate troppo a lungo).

Per fortuna la mente presidenziale l’aveva immaginato e ora è pronto a tracciare un grandioso e audace disegno capace di trasformare annosi e noiosi problemi in grandi opportunità. L’idea è di garantire che i rapporti tra Comune e Consorzio restino immutati anche dopo la tempesta giudiziaria provocata dal tornado tempiese. Con le “istituzioni” che si scontrano in pubblico per gli evidenti e perenni conflitti d’interesse, mentre i loro capibastone s’incontrano a merenda per fare le cose in amicizia e con scambi in privato di doni e favori.

Ebbene cosa di più gattopardescamente rivoluzionario dell’offrire all’amico sindaco-uscente il posto di chi la scorsa primavera è stato messo in salvo dal consorzio (con una generosa consulenza in cambio della garanzia della necessaria e soprattutto di una mutua - o muta – riservatezza)? Poco importa se non accetterà, l’importante è aver fatto il gesto, “l’apertura”.

Per sindaco uscente la garanzia di un posto di prestigio e di un lauto compenso “nel privato”, tra i 100 e i 200 mila euro/anno sarebbe più che attraente. E per il consorzio sarebbero più che sufficienti per garantirsi un direttore altrettanto riservato e ubbidiente. Soprattutto se i suoi amici restassero al posto giusto? Tutto sommato basterebbe il villaggio estivo al vecchio porto per coprire tutti i costi dell’operazione (spalmati tra l’altro su tutti i consorziati) e ci saranno grandi onori e gloria (speriamo anche qualche altro buon affare) per me e i nostri amici.

Nei prossimi mesi e anni ci sono in ballo faccende di grande rilievo: la definizione del Piano Urbanistico Comunale con le molte ville da costruire lungo la costa a sud di Porto Cervo e le relative convenzioni. Compresa quella (molto discutibile e discussa) della Convenzione sulla gestione di Porto Cervo e il relativo appalto di servizi pubblici senza la consueta gara d’appalto.

Logica da P2 o P3 o P4 o P5? Forse; e allora?

Non è così che si fa sempre di più di questi tempi?

Referenze e Garanzie.

Certo, per meritare tanto, l’eletto deve confermare referenze e garantire amicizie forti e consolidate nei posti giusti. Amicizie che dovranno entrare o restare nelle stanze dei bottoni, per agevolare il suo nuovo lavoro di mediatore tra i potenti privati e i disponibili e gli amici (precari o inamovibili) delle pubbliche amministrazioni.

Lo so, questa è la parte facile (seppure aleatoria) del progetto: basta puntare sui fedeli destrieri che portano i cavalli dei vincitori ai consueti e collaudati abbeveratoi. Ricchi di liquidi energetici e di poteri magici. Quando si è pochi ma potenti, spigliati e spregiudicati, ricchi e generosi (con i soldi degli altri) vincere le elezioni non è difficile. Soprattutto quando si è grandi maestri nell’arte di intrigare, calunniare e screditare nell’ombra i concorrenti e gli oppositori .

Ora è chiaro che se io, il Scespiriano Iago della situazione, realizzo questo disegno ottengo diversi benefici. Da una parte prospetto al mio recente amico sindaco (sono un paio di anni che ci frequentiamo assiduamente e scambiamo notizie, opinioni e cortesie l’un l’altro) un bel paracadute d’oro, faccio comunque una figurona come suo amico, rafforzo il mio potere e aggiungo un bel faldone alla mia raccolta. Al tempo stesso, secondo il piano B, posso far credere che se sarà rieletto (malgrado ogni previsione) sarà tutto merito mio e saremo ancora più “amici”.

Per quest’altro obiettivo sto lavorando su molti fronti e non è detto che con l’aiuto di Macchiavelli non si possano realizzare alleanze che oggi sembrano impossibili, e garantire un secondo mandato.

Se il sindaco non fosse disponibile è già pronta l’alternativa per il posto di direttore generale del consorzio: basta cambiare il nome lasciando immutato il cognome. Un bell’avvocato con buona esperienza in materia di legislazione urbanistica e edilizia (e le giuste amicizie tra chi ha in mano il futuro del principato nostrano), andrebbe altrettanto bene. Di questi tempi meglio gli avvocati dei geometri o musicanti.

In buona sostanza il mio sogno di presidente potrebbe durare ancora qualche anno, se ancora una volta dimostro l’utilità della mia sottile genialità agli occhi dei miei padroni, arricchendo il mio patrimonio di preziosa riservatezza. Un patrimonio di grande valore che non può essere tassato e che non comporta alcuna ipotesi di evasione fiscale.

Almeno fino a quando dossier e faldoni contenuti negli armadi materiali o mentali non saranno soggetti alla “voluntary disclosure” che nel mio caso diventa “dichiarazioni volontarie” da non fare per non finire a Londra.

Certo: non lo farò mai, per il semplice fatto che il giorno dopo tutto il mio patrimonio “culturale” non mi servirebbe più e mi ritroverei circondato da altri, feroci, nemici.

Restano molti altri risvolti, molte altre ipotesi, combinazioni e prospettive da analizzare ma per il momento devo fermarmi qui. Il sogno ha i suoi contorni confusi e coglierne tutte le sfumature e implicazioni non è facile ed è rischioso.

Ora che siamo tutti d’accordo sul mio diabolico disegno, e abbiamo convenuto su come rivincere le elezioni, è bene che sciogliere la riunione e spostarsi sulla barca per illustrare in mezzo al mare, lontano da occhi curiosi e orecchie indiscrete, tutti i vantaggi per i padroni del vapore del mio piano.

Penso che la mia più recente architettura “societaria” potrebbe piacere al nuovo amministratore fiduciario. Almeno lo spero, anche se non sarà facile, perché lui è ancora uno dei pochi, tra quelli che manovrano in costa che non sia nell’elenco dei 33.

Fine del racconto.

P.S. - E’ un grande sogno o incubo premonitore? Chi vivrà saprà.

* Dell'Otello - Giuseppe Verdi.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Iscriviti alla Newsletter

Contatti

 

Potete contattarmi alla mail:

info@giancarloperini.com

Login