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Giancarlo Perini

La vita ė bella

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Questo il mio intervento, quale presidente dell'APICS, al Convegno del 28 luglio scorso, dedicato al tema della Rinascita della Costa Smeralda e già pubblicato in http://www.apics.it/blog/?p=876

LA RINASCITA DELLA COSTA SMERALDA.

Fra poco l’Arch. Satta ci spiegherà come la Costa Smeralda è rimasta un progetto globale  incompiuto, che ha soltanto bisogno di essere rilanciato per assicurare la Rinascita di questo angolo di paradiso unico al mondo.

A me tocca invece parlare di un progetto politico banale, affatto innovativo ma che per il momento sembra non essere ancora adottato.

Ieri furono S.A. il Principe Karim e i suoi partners a investire in un sogno ambizioso ed a realizzarlo in buona parte con grande visione e coerenza. Oggi abbiamo la fortuna di ospitare nuovi e illuminati investitori in grado di completare quel progetto e di avviarne di nuovi.

E’ un’occasione che i consorziati, i cittadini di Arzachena e Olbia, gli amministratori locali, regionali e nazionali e gli imprenditori, grandi e piccoli non devono, NON POSSONO, lasciarsi fuggire.

I fatti sono sotto gli di tutti. La Costa Smeralda non può essere un ghetto dorato che vive di alcuni alberghi e negozi di lusso per 2 mesi l’anno. Strategici sono i trasporti, soprattutto quello aereo, i servizi medici e ospedalieri di alto livello, i servizi igienici generali,  raccolta rifiuti d’eccellenza, una rete stradale ordinata e sicura, servizi di sorveglianza sicurezza di massimo livello. Fondamentale è una gestione olistica, pubblica e privata, dell’ambiente; una gestione che valorizzi anziché mortificare quel nostro prezioso patrimonio  chiamato ambiente, mare, sole, aria, sabbia, roccia e la gente, la tanta belle gente, che qui vive.

Ebbene la Costa Smeralda non può fare da sola tutto ciò. Non è il suo compito, non ne ha le facoltà politiche e legali.  E’ indispensabile che tutti i soggetti pubblici e privati che hanno a cuore e l’interesse (non è certo un peccato)  si preoccupino e si OCCUPINO del futuro di questo unicum. E’ essenziale formare, assieme a tutti i cittadini, una sola forza sociale-economica-politica, con un unico disegno per una crescita socio-economica e culturale di cui tutti potranno beneficiare.

Non è difficile immaginare lo sviluppo possibile direi quasi inevitabile, che fiorirà dal progetto di eccellenza ospedaliera dell’Olbia-Mater.

Con i suoi 250 posti letti e le sue specializzazioni darà lavoro a un migliaio di persone, che con le loro famiglie e quelle dei pazienti farà aumentare significativamente il numero di occupati molto qualificati. Con loro aumenteranno significativamente le presenze degli accompagnatori provenienti da tutte le sponde del Mediterrano e dalla penisola Arabica.

Essi saranno determineranno una forte crescita dei servizi di trasporto aereo e navale, che si tradurranno non solo in maggiore occupazione ma anche in una forte crescita di servizi e di collegamenti internazionali.

Ma da queste grandi “infrastrutture economiche di carattere privatistico che hanno anche forte valenza politica” quali: Meridiana, Olbia Mater, Costa Smeralda (cui si dovrebbe aggiungere un grande cantiere navale e …..perché no? una Università Internazionale chemi piace chiamare “Dei Quattro Mori”, si deve muovere per promuovere, sviluppare e qualificare un tessuto urbano, imprenditoriale e socio-economico diffuso e variegato, in grado di assicurare servizi e prodotti di qualità in tutte le stagioni.

Saranno questi a creare e far crescere il “mercato” anziché farlo migrare. Se volare da Malpensa a Olbia, costa come andare in Riviera per carburante e pedaggi, o poco più e alberghi o B&B offrono pacchetti calcolati per una stagione lunga almeno cinque mesi, i ristoranti propongono menù a prezzo fisso come a St. Tropez o a Monte-Carlo e i commercianti e noleggiatori praticano prezzi “continentali” quanti saranno i Lombardi, gli Svizzeri (ma non solo loro) a venire in Gallura da Pasqua al giorno di Ognisanti?

Ma torniamo alla Costa Smeralda e alla necessità di uscire dal ghetto.

Si può davvero pensare che  un turista di ogni livello possa spendere 15 giorni in un ghetto o su uno yacht e non voglia un giorno, magari di pioggia, andare alla scoperta di mille altre Sardegne? Per vedere nuovi orizzonti, montagne, rocce, pastori e pascoli, laghi e testimonianze antiche, musei e villaggi?

Si può davvero pensare che il centro di Arzachena, che Baia Sardigna o Cannigione, per citare solo alcune delle perle della corona che ci circonda debbano continuare a vivere isolate anziché essere parti di un unico, felice mosaico le cui tessere possano attrarre i temporanei abitanti delle altre isole. Come non pensare a specializzazioni turistiche, semplicità per le famiglie, divertimento per i giovani, glamour per gli amanti del lusso e del life-style?

San Pantaleo mi sembra un esempio vivente di come si possa dare una vita rinascimentale a un piccolo centro che ha avuto la fortuna, il privilegio di restare se stesso. Vero, ben frequentato, ben curato. Il Phi-Beach è un’altra realtà che attira pubblico da ogni angolo.

Ebbene in conclusione vorrei auspicare e augurare a tutti noi un Consorzio della Costa Smeralda che, aperti i suoi orizzonti e forte di una grande visione, divenisse motore di nuovi progetti sinergici e olistici capaci di portare nuova linfa ai suoi stanchi organi e all’intero territorio di cui è parte integrante e non un’isola, forse felice, ma oggi non in perfetta forma.

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