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Giancarlo Perini

La vita ė bella

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TUTTI PERDENTI

DEVASTANTI NOTIZIE PER I CONSORZIATI INCHIODATI FINO AL 2050

DAL TRIBUNALE DI TEMPIO.

La situazione può e deve essere ribaltata.

 La ponderosa sentenza emessa dal giudice monocratico del tribunale di Tempio Pausania lo scorso 11 novembre 2015 (sentenza n. 608/2015, appellabile nel termine di 6 mesi dalla pubblicazione) nella causa avviata da due Consorziate nel preistorico anno 2001, reca orribili notizie per tutti quei consorziati che si sentono schiavi di una situazione ormai divenuta insopportabile.

La sentenza infatti sottolinea che tutti i consorziati sono stati citati in giudizio (a loro totale insaputa) con un notifica per pubblici proclami, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 10 marzo 2009 e dichiarati (tutti meno uno) contumaci.

Ciò significa che se non sarà appellata dai consorziati e riformata del giudizio d'appello, tutti i consorziati non potranno più agire a difesa dei loro interessi sugli argomenti oggetto del procedimento.

In particolare, la sentenza respinge tutte le richieste avanzate da alcuni consorziati che chiedono che:

a. il consorzio sia dichiarato estinto per effetto della dichiarazione di uso pubblico delle opere consortili;

b. diritti ed obblighi derivanti dalla partecipazione al Consorzio sono opponibili alle attrici limitatamente a quanto trascritto nei  Pubblici Registri Immobiliari e richiamato nell'atto di acquisto del loro immobile;

c) sia dichiarata la nullità, della proroga della durata del Consorzio fino al 2050 e,

d) in via subordinata, che dichiarare la nullità, inefficacia e/o inopponibilità delle clausole del Consorzio nn. 9, 17, 19, 21 e 28 per le ragioni sopra illustrate in quanto contra legem, con ogni consequenziale pronuncia, ivi inclusa la declaratoria di nullità, inefficacia e/o inopponibilità alle attrici della delibera assembleare del Consorzio in data 24/07/2000, in quanto tale delibera è stata adottata seguendo criteri di partecipazione all'assemblea e di voto contra legem.

e) Infine rigetta la subordinata domanda di dichiarare l'accertamento di intervenuto recesso proposta da un terzo consorziato, affermando che la partecipazione al Consorzio è "propter rem" (vincolata alla proprietà) e non "volontaria".

La sentenza del magistrato è quasi un compendio riassuntivo delle catene imposte ai consorziati dal "Consorziato-di-maggioranza-relativa" (leggi il proprietario degli alberghi di lusso, rinviato a giudizio per abusi edilizi di grandi dimensioni) che la fa da Padrone, prevaricando i veri proprietari del Consorzio.

Un padrone che ha buon gioco ad imporre la sua legge grazie alla grande dispersione dei circa 3800 consorziati, alla loro rassegnazione, ma soprattutto grazie ai tempi e ai costi della "giustizia" (sarebbe più puntuale parlare di processi e di leggi) nel nostro paese.

Con il vantaggio paradossale che sono comunque i consorziati a pagare per le centinaia di cause e decine di avvocati che ingaggia sistematicamente per riportare al silenzio quei ribelli che ogni tanto vorrebbero poter dire la loro, verificare operato e conti, occasionalmente trattare con quel "buon padre di famiglia" ripetutamente evocato nello Statuto e che una volta era S.A. il Principe.

Consorziati che, evidente pagano comunque onorari e spese legali: una volta in caso di loro vittoria, due volte in caso di sconfitta.

Tuttavia leggendo l'interessante sentenza si può rilevare dalla stessa che molto spesso le sentenze emesse a Olbia o Tempio sono quasi sempre riformate (cassate) dalla Corte d'Appello e dalla Cassazione.

Cosa che induce a porsi alcune domande e ad aprire il cuore e la mente alla speranza e che al tempo stesso impone a tutti i consorziati desiderosi di liberarsi dalle catene del Consorzio di uscire dalla loro inconsapevole CONTUMACIA e ricorrere in appello, a titolo personale o assieme ad altri pronti ad arrivare fino alla Cassazione.

Non è infatti garantito che i tenaci consorziati che hanno avviato la causa arrivata alla citata sentenza del novembre scorso, e già appellata, andranno fino in fondo. Essi potrebbero essere convinti a rinunciare alla loro azione (con allettanti offerte di una transazione amichevole ed a spese di tutti gli altri consorziati). E' già successo in moltissimi casi.

In ogni caso, altri consorziati (ognuno di loro può farlo) potranno costituirsi in giudizio per ottenere una pronuncia dalla Corte d'Appello di Sassari sulle molte questioni poste. Dallo scioglimento del Consorzio al diritto di recesso, fino alla nullità o opponibilità di alcuni articoli dello statuto.

La sentenza d'appello che si pronuncerà a Sassari, grazie proprio alla determinazione e pervicacia di quei pionieri dell'anno 2001 e affidata a uno dei più apprezzati giuristi d'Italia dovrebbe fare finalmente chiarezza e colmare quel vuoto legislativo che tanti conflitti produce tra consorzi di sviluppo urbanistico (eterni come le accise sulla benzina per la guerra d'Etiopia) e i loro consorziati.

Un vuoto che lo stesso giudice di Tempio rileva (come un mostro giudiridico che potremmo chiamare CONSORMINIO, n.d.r.) quando scrive «occorre far capo alle regole dettate dal codice civile in tema di associazioni non riconosciute per i profili organizzativi e associativi (ad esempio la manifestazione di volontà di partecipare o no all'associazione, n.d.r.), mentre per quanto riguarda gli aspetti relativi alla gestione della cosa comune, occorre far riferimento alle norme sul condominio

 La Buona Notizia.

La buona notizia viene proprio dalla decisione dei nostri eroi di ricorrere in appello. Infatti ogni consorziato può ancora aderire, con poca spesa e poco impegno al procedimento. Non solo per recedere dal Consorzio ma anche per altre buone ragioni di cui scrivo a parte.

Il recesso potrebbe essere l'ultima spiaggia nel caso che la scadenza del Consorzio fosse confermata fino al 2050 (cosa semplicemente assurda che proverebbe che in Italia è più facile divorziare che uscire da un'associazione di cui non si condividono azioni, comportamenti, scandali e gestione) ed i cui amministratori sono oggetto di numerosi indagini penali.

Nell'articolo che seguirà a breve, fornirò notizie e istruzioni su come aderire all'appello e puntare alla "libertà" tramite la semplice dichiarazione di recesso già ipotizzata nel novembre del 2014.

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